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Fin dalla sua costituzione, l’Akea ha puntato le proprie energie nella strutturazione di un programma didattico omogeneo e completo. Con livelli di difficoltà progressivi e che potessero condurre l’allievo a gestire tutte le situazioni possibili di scontro uomo contro uomo. Si è trattato senz’altro di un obiettivo impegnativo.

Questo perché stiamo parlando del sistema totale di combattimento ideato dal leggendario Bruce Lee e non solo. Il Jkd, per sua definizione, attinge di per sé “al meglio di” qualsiasi disciplina marziale. Quindi, al lavoro di “Absorb What is Usefull, Reject What is Useless” svolto da sijo Bruce e sifu Dan, abbiamo aggiunto “ciò che è specificamente nostro”.   

ImageIl metodo Akea è oggi una combinazione organica di Jun-Fan gung-fu/Jeet-kune-do, Kali , Muay-thai e Pencak-silat . Per giungere a questo risultato i nostri Direttori tecnici nazionali hanno avuto bisogno di dieci anni. Indispensabili per giungere a una propria identità tecnica ben definita. Riuscire a non perdersi nella profondità tecnica e concettuale delle molte e diverse arti studiate, è significato avere una visione a 360° di ciò che è il confronto tra due individui. A mani nude e anche con le armi, contundenti e da taglio. Sifu Roberto Bonomelli e sifu Attilio Acquistapace sono riusciti nell’impresa grazie alla loro lunga esperienza con i maggiori esponenti mondiali del settore. E' stato un processo di costante riflessione, sperimentazione, accumulazione e ripulitura, quello che ha portato alla definizione del programma didattico oggi insegnato in tutte le nostre scuole affiliate.

ImageSe l' evoluzione è alla base del Jeet-kune-do, il nostro programma continuerà ad evolversi. Perché non esiste la verità assoluta né il programma definitivo. Tutto è migliorabile e perfettibile. Alla luce di questo risulta davvero ingenuo sentir affermare: “Noi pratichiamo il programma di sifu Dan Inosanto”. Quale? Quello degli anni Ottanta, Novanta o dei primi Duemila? Secondo la filosofia del Jkd tutto deve essere magnificamente personalizzato. L’ultima cosa che si augurerebbe lo stesso grande maestro, nostra insostituibile fonte ispiratrice , è di produrre dei suoi cloni in tutto il mondo.

La nostra Associazione è da sempre l’ago della bilancia per le arti marziali del Sud-est asiatico nel nostro Paese. Kali , Escrima, ma anche Kuntao e Silat erano nomi pressoché sconosciuti prima dei nostri articoli , campionati , seminari e dimostrazioni . I metodi di combattimento di quest'area orientale affascinano sia per l'efficacia sia per la sorprendente creatività, che le distinguono dai più popolari stili giapponesi, cinesi o coreani. Per questo motivo nelle nostre classi il Kali non è semplicemente il complemento armato delle tecniche a mani nude del Jkd. L’arte marziale filippina ha lo stesso peso del Jun-Fan Gung-fu.  

Nonostante il Kali e il Jkd, secondo il nostro programma a “fasi”, siano le due facce della stessa medaglia, un nostro istruttore non affermerà mai che sono la stessa cosa. Perché sa che l’arte marziale filippina, e così anche quella indonesiana, a volte rispetta i principi di "semplice e diretto", proprio come il Jeet-kune-do, e a volte no. Per la nostra Direzione tecnica il Kali, Escrima o Arnis de Mano, è una ricerca senza fine. Accanto alla pratica del metodo Lacoste-Inosanto , continua l’esplorazione e la conoscenza dei più popolari stili come Pekiti-tirsia, Lameco , Doce Pares, Arnis de Cadena e anche di quelli che portano semplicemente il nome in un villaggio o un quartiere nelle Filippine.  

ImageSe l’arte del Piccolo Drago continua ad essere “Problem Solving”, non poteva mancare nel nostro programma una parte dedicata alla lotta a terra. Per risolvere le situazioni corpo a corpo tramandiamo le tecniche di grappling che risalgono al programma originale insegnato da Bruce Lee nel suo Jun-Fan Gung-Fu Institute. Ma non solo. Impossibile sottovalutare l’impatto sul mondo delle arti marziali avuto da Vale-tudo, Ultimate Fighting Championship e simili. Non dimentichiamo che il Jeet-kune-do è il pioniere delle Mixed Martial Arts. Per le tecniche di leva, strangolamento, o di uscita da una presa pericolosa, abbiamo attinto ai più evoluti sistemi di lotta come Brazilian Jiu-jitsu, Shoot-wrestling e alle Mma in generale. Non è però mai venuta a meno la visione del contesto di difesa personale. Dove non è possibile avvinghiarsi a terra, con il rischio che un altro aggressore possa facilmente colpirci. La nostra strategia rimane quindi quella di ottenere una posizione di vantaggio per colpire e fuggire o essere consapevoli di ciò che ci circonda. Ecco la differenza fondamentale con le “arti marziali miste” nate per il duello sportivo.  

Nonostante i molti ingredienti il “The Best of” è un prodotto organico. Inizialmente l'allievo apprende un sistema eclettico, ben strutturato in tutti i suoi aspetti, senza chiedersi da dove provenga questa o quella tecnica. Studierà e allenerà gli strumenti indispensabili per affrontare un combattimento, sia a mani nude sia con le armi, sulla lunga, media e corta distanza. Non è un caso che queste siano le tre distanze canoniche sia per il Jkd che per il Kali.  

ImageSpesso nella famiglia del Jeet-kune-do viene fatta confusione tra le distanze e le aree tecniche conosciute come kicking, boxing, trapping e grappling. Cercheremo di essere più chiari. Generalmente i calci vengono portati sulla lunga distanza. Ma anche uno stomp-kick sul ginocchio, nonostante sia tirato a corta distanza, è kicking. E ancora, facciamo l’esempio di un jkd jab portato con lo spostamento push-shuffle. Questo colpo viene eseguito a una distanza tale che l'avversario potrebbe aspettarsi solo calci. Eppure è boxing. Ovviamente, questo non esclude la possibilità di una situazione accademica dove dalla lunga distanza si giunga al corpo a corpo in questo modo: calci (distanza lunga), pugni (distanza media), intrappolamento e infine lotta (distanza corta).  

Come spesso sifu Bonomelli ricorda ai suoi allievi: "Per poter rompere le regole si deve prima averne". Nulla viene lasciato all'improvvisazione nella formazione delle basi del principiante. Il bagaglio tecnico è davvero importante, ma non basta. E' necessario avere un programma.

 
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